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Crisi Guerra in Ucraina

In questo momento di grave crisi internazionale, dove l’improvviso scoppio della guerra in Ucraina ha scosso l’opinione pubblica mondiale per il ripresentarsi della guerra in Europa, uno scenario che si pensava potesse esser scongiurato per sempre, Fedites afferma e comunica la sua più ferma e decisa condanna dell’utilizzo della guerra per dirimere qualsivoglia controversia internazionale.

Il nostro pensiero e la nostra solidarietà vanno, oltre che a tutti gli abitanti dell’Ucraina e dei territori russi limitrofi, a tutti gli italiani che vivono su entrambi i fronti della guerra ucraino-russa, ai quali auguriamo di poter ritrovare la pace, la serenità e l’abbraccio delle loro famiglie nel più breve tempo possibile.

Auspichiamo vivamente che le parti in causa possano al più presto intavolare trattative serie e costruttive per trovare una pace negoziata duratura, che con il tempo rimargini le ferite aperte.

Sappiamo che ci vorrà molto tempo, ma é giusto guardare oltre il grave momento attuale.

E’ chiaro a tutti che avremmo preferito non trovarci in questa situazione storica drammatica, dove ancora una volta si viene a dimostrare che in una guerra non ci sono ne’ vincitori ne’ vinti, ma solo perdenti.

Questa situazione ci coinvolge tutti, anche quelli lontani dallo scenario bellico, da un punto di vista umano principalmente.

Inoltre é bene essere coscienti che le ripercussioni economiche e geo-politiche saranno enormi e durature.

Ci teniamo ben lontani dal prendere posizione riguardo le responsabilità della guerra, dato che quello sarà l’arduo compito degli studiosi di Storia, nel dipanare la matassa di eventi vicini e lontani nel tempo che hanno portato a questo tragico epilogo, ma non possiamo esimerci dal ricordare che l’articolo 11 della nostra amata Costituzione Italiana dice “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e che Fedites si batterà sempre per costruire relazioni tra i popoli e di conseguenza per edificare solide basi per il dialogo e per la pace.

Referendum giustizia, il 12 giugno si vota

Via libera del Consiglio dei ministri alla data per i referendum sulla giustizia. Domenica 12 giugno gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi sulla riforma della giustizia e in particolare sui cinque quesiti ammessi a febbraio dalla Corte costituzionale (che ha invece dichiarato innammissibile il referendum sulla cannabis e sull’eutanasia, così come il quesito sulla responsabilità diretta dei magistrati).

La raccolta firme, iniziata il 2 luglio scorso, è stata promossa dalla Lega e dai Radicali, ma alla fine la richiesta è stata avanzata su proposta di nove consigli regionali di centrodestra: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto.

Di seguito i cinque temi al centro del referendum sulla riforma della giustizia.

1. Abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità

Il quesito propone l’abolizione del decreto legislativo Severino sulla incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna.

2. Limitazione delle misure cautelari

Si propone di limitare la carcerazione preventiva – ovvero la carcerazione eseguita in maniera cautelare prima di giungere a una sentenza per il pericolo di “recidiva” – solo ai reati più gravi.

3. Separazione delle funzioni dei magistrati

Si propone lo stop totale alla possibilità per i magistrati di passare, nel corso della carriera, dalla funzione requirente (quella esercitata dai magistrati in qualità di pubblici ministeri, ovvero come pubblica accusa) a quella giudicante (quella esercitata dai magistrati in qualità di giudici chiamati a emettere le sentenze nei processi) e viceversa. Se vincerà il sì, il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera per quale funzione optare e dovrà mantenere quel ruolo durante tutta la sua vita professionale.

4. Riforma del Consiglio superiore della magistratura

Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto da magistrati eletti. Con il sì al referendum si vorrebbe eliminare il peso delle correnti al suo interno nella selezione delle candidature. Verrebbe infatti abrogato l’obbligo per un magistrato che intende candidarsi alle elezioni per i togati al Csm di trovare da 25 a 50 firme per presentare la propria candidatura.

5. Il voto degli avvocati nei consigli giudiziari sulle valutazione dei magistrati

Oggi la valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati spetta al Csm che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari. Con il referendum si vuole estendere anche ai rappresentanti dell’università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione.

Ingresso gratuito a musei, aree e parchi archeologici gestiti dallo Stato per cittadini AIRE per gli anni 2021, 2022, 2023

In attuazione dell’articolo 1, comma 89, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo consente, negli anni 2021, 2022 e 2023, nei limiti di un fondo appositamente istituito, l’accesso gratuito ai cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) a musei, aree e parchi archeologici gestiti dallo Stato, a seguito di esibizione di idoneo documento comprovante l’iscrizione all’AIRE.

A tal fine, si ritiene che i connazionali residenti all’estero possano esibire un proprio documento di identità dal quale risulta l’iscrizione all’AIRE, o chiedere al proprio Comune di riferimento un certificato di iscrizione all’AIRE o, infine, esibire una propria autocertificazione nella quale si dichiara l’iscrizione all’AIRE del proprio comune (D.P.R. 445/2000).

Il Consolato non può rilasciare certificati di iscrizione all’AIRE, che è una banca dati gestita dai Comuni.

Per ulteriori informazioni consultare questa pagina del Ministero della Cultura.

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